Comuni-Care o S-comunicare

05/10/2023 | 265

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Comuni-Care o S-comunicare

Di Silvia Iovine - Ambrother srl
 

Nel libro “Intelligenza Emotiva”, Daniel Goleman ha sottolineato come la preziosa arte delle relazioni tragga forza dalla maturità di due capacità emozionali: l’autocontrollo e

l’empatia.
Le nostre competenze sociali dipendono da quanto siamo disposti a sintonizzarci con il vissuto, le parole, le emozioni dell’altro e dalla capacità di navigare le emozioni e opinio- ni che danzano nella nostra testa.
Troppo spesso, imbarazzati dal silenzio o poco inclini a prenderci cura del nostro modo di comunicare, decidiamo di riempire gli spazi vuoti con parole “fuori sincrono”, monologhi non richiesti o esplosioni emotive che possono inibire o frenare il dialogo.

Comunicare vuol dire “mettere in comune”, interagire con l’altro attraverso tre livelli: Non verbale: esplicitato con l’espressione del volto, la postura, la gestualità, la distanza prossemica, il contatto visivo e fisico. Il modo in cui comunichiamo, prima ancora delle parole, lancia un messaggio potente che occupa più della metà della comunicazione per- cepita. Capita, a volte, che il “cosa” vogliamo comunicare sia in perfetta antitesi con il “come” decidiamo di farlo, ma la buona notizia è che c’è sempre tempo per insegnare ai nostri “cosa” e “come” il modo per entrare in sintonia.
Paraverbale: espresso da voce, pause, volume, tono e ritmo. La melodia delle parole rappresenta uno dei veicoli con cui esprimiamo le emozioni.
Verbale: semplici parole possono ferire o guarire, per questo occorre prendersene cura. L’emozione può ancorarle al ricordo per sempre, addossare loro un timbro emotivo capa- ce di restare aggrappato alla nostra mente attraverso il suo continuo rimuginio.

Parafrasando Marshall Rosenberg, padre della comunicazione non violenta, “le parole possono essere finestre oppure muri”.
Ogni livello della comunicazione racconta all’altro chi siamo e mostra a noi stessi come veniamo percepiti all’esterno. Il punto è proprio questo, cosa vogliamo raccontare di noi? Come vogliamo essere percepiti? Qual è il nostro obiettivo comunicativo?

Sta a noi scegliere se avviare una comunicazione efficace oppure decidere di riempire il prezioso spazio comunicativo con monologhi centrati solo sui nostri bisogni.

Da dove iniziare? Dal tempo. Tempo per ascoltarci dentro, per liberare il messaggio da elementi confondenti, per riflettere su ciò che diciamo e facciamo, tempo per accogliere il silenzio. Tempo per allenarsi a Comuni-Care.

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